" La Vita
di San Mauro
e l’Ordine
di San Benedetto
"
Della vita di San Mauro non disponiamo che di poche notizie, e spesso tra loro
contrastanti. Ma il fatto che San Mauro sia stato nel passato ed è tutt’oggi
uno dei santi più venerati dell’Ordine Benedettino, ci fa riconoscere che è
stato senza dubbio un grande uomo di fede, votato all’obbedienza, al servizio
verso i fratelli, ad un grande senso di umiltà, in
conformità con la “Regula” del Santo Patriarca Benedetto da Norcia.
San
Benedetto aveva compilato la sua “Regula” nei primi anni del VI secolo, per
offrire delle norme stabili a coloro che volevano consacrare la loro vita a Dio
nell’esperienza monastica; “La vita comune è la più grande penitenza”:
così scrive il Santo Abate, dando l’avvio al Monachesimo Latino, che si
caratterizza per il fatto di essere “Cenobitico”, ovvero fondato sulla
comunità di vita dei monaci. Compiti essenziali del monaco sono la preghiera ed
il lavoro, sintetizzati nel precetto “ora et labora”, ma anche l’obbligo
dell’ospitalità e della conversazione. Per questi motivi e per altri ancora i
Monasteri Benedettini saranno per tutto il Medio Evo non solo centri di
spiritualità ma anche crocevia di cultura. Il giovane Mauro venne affidato a
Benedetto quando era ancora un “famulus”, un fanciullino di pochi anni,
circa dodici, affinché fosse educato nella fede.
I suoi genitori, due patrizi romani ferventi cristiani, non volevano che il
loro figlio fosse contaminato dalla dissolutezza dei costumi del tempo. Non era l’unico caso:
si forma così a Subiaco, nei pressi di Roma, la prima comunità benedettina,
che presto si trasferirà a Cassino, nei pressi di Napoli, ove San Benedetto darà
vita al celebre Monastero di Montecassino. A Subiaco Mauro è per tutti i
confratelli modello di umiltà e devozione al Santo Patriarca Benedetto, e
proprio a Subiaco si compie quel gran prodigio che vede Mauro camminare sulle
acque in soccorso del compagno Placido. Il giovane monaco, intimo amico di
Mauro, si trovava nei pressi del lago di Subiaco per attingere dell’acqua, ma
travolto dalla corrente, stava per annegare; l’abate Benedetto, quasi per
divina intuizione, presentì il pericolo che minacciava la vita di Placido, e
ordinò a Mauro di correre sulle acque del lago in suo soccorso. Senza neppure
discutere sull’assurda pretesa dell’abate, ma confidando nella fede, Mauro
obbedisce prontamente: si affretta verso il lago e camminando sulle acque salva
da morte certa l’amico Placido: la fede in Dio di Benedetto e l’obbedienza
di Mauro compiono il miracolo, al quale subito ne succede un altro, quello
dell’umiltà. Innanzi alla comunità riunita Mauro e Benedetto attribuiscono
ciascuno all’altro il compimento del prodigio. Nell’anno 542 circa Mauro
viene inviato in Francia per la fondazione di un monastero; il lungo viaggio e
gli anni necessari alla costruzione sono segnati da innumerevoli prodigi
compiuti da San Mauro. Finalmente, edificato il monastero a Glanfeuil,
l’odierna San Mauro sulla Loira, in Francia, Mauro svolse per lunghi anni il
ruolo di abate per ritirarsi poi nella sua celletta, come umile monaco,
attendendo sorella morte che lo portò in cielo, pronto e vigilante il 15
Gennaio 584, all’età di settantadue anni. Il suo Santo Corpo, seppellito nel
monastero da Lui fondato ma poi peregrinante in diverse chiese, venne distrutto
nel 1793 durante
la Rivoluzione Francese
, in odio alla religione. Alcune reliquie tuttavia si sono conservate e vengono
venerate in tutta Europa.
