Le origini del culto a San Mauro Abate

 

Per risalire alle origini del culto al nostro amato patrono, dobbiamo necessariamente accennare all’importanza che ebbe l’influsso dell’ordine benedettino nella colonizzazione e nell’evangelizzazione del bosco etneo. I versanti del vulcano erano sparsi di monasteri e priorati. Nella nostra zona intorno al XIV-XV sec. sorgono due priorati: quello di S. Maria la Cava sito proprio a Viagrande nell’omonima zona, e quello di S. Giacomo a Zafferana. Naturalmente questi monaci, passando dal nostro paese per raggiungere i loro conventi, si facevano portatori non solo di cultura ma anche di devozione ai santi loro cari e San Mauro, discepolo prediletto di S. Benedetto, era certamente uno di questi. Come racconta Salvatore Mirone, la devozione del Santo venne introdotta nella seconda metà del ‘600 grazie ad un evento straordinario e «per opera di un tal di Grasso sofferente di gotta». La guarigione di questo tale dall’appena citata malattia reumatica, fece gridare al miracolo che lo stesso attribuì all’intercessione del santo abate. E perciò, come viene scritto in un altro documento «il Clero e li Capi della Comunità della Terra di Viagrande», elessero «Patrono tutelare delle predetta Terra il glorioso San Mauro per le molte grazie che a di lui intercessione si è compiaciuto Iddio Signore nostro concedere ai fedeli».
Da allora Viagrande ha sempre tributato al glorioso San Mauro Abate onori e festeggiamenti particolari come testimonia già nel 1757 il famoso storico Vito Amico che nel suo “Lexicon Topographicum Siculum” descrivendo il paese di Viagrande scrive: «Incolarum praecipuus Patronus S. Maurus Abbas, cuius festum sollemnem diem cum pompa celebrant» e cioè: «il principale protettore degli abitanti è S. Mauro Abate, la di cui festività si celebra con pompa ogni anno».